Chi ha paura dei ricordi?

Slobodan Milosevic è morto. Qualcuno ha festeggiato, qualcuno se ne dispiace (perché questo gli permetterà di evitare la condanna, certa, del tribunale dell’Aja), qualcun altro, specie a Belgrado, fa la fila da ore davanti al suo corpo nella camera ardente allestita dai suoi ex compagni di partito e compra il ricordino su una delle bancarelle all’entrata. Si parla molto di come sia morto, se avvelenato o colpito dalla giustizia divina. Certo, a quella umana è sfuggito per sempre, ma con lui rischia di essere sepolto anche il ricordo dei crimini da lui commessi. Uno dei più efferati è stato il famigerato massacro di Srebrenica, più di 7.000 fra uomini e ragazzi uccisi, quasi 30.000 i civili, tutti donne e bambini, deportati, nel 1995, dietro l’angolo di casa nostra. Per 10 anni se ne è negata persino l’esistenza. Il Tribunale internazionale per i crimini nella ex-Jugoslavia l’ha giudicato un genocidio con tutti i crismi e persino il governo della repubblica serba ha finito con l’ammettere che quello di Srebrenica è stato un crimine perpetrato dalle sue forze militari (le stesse cui è stato ufficialmente ordinato di non prendere parte ai funerali di Milosevic). Per ricordare, ci possiamo far aiutare dai libri, le trasmissioni televisive dell’epoca (per chi ha avuto la lungimiranza di registrarle), le testimonianze, i documentari. Ce n’è uno del 2005 molto interessante, una produzione Croazia-Serbia-Paesi Bassi, realizzato dalla giornalista e reporter di Belgrado Mina Vidaković, che ha voluto con questo lavoro “celebrare” a suo modo i dieci anni degli accordi di pace di Dayton (novembre ’95). Si intitola Izvan razumne sumnje (Al di là di ogni ragionevole dubbio) e apre con le dichiarazioni di Telford Taylor, procuratore capo al processo di Norimberga, il quale disse che non si poteva dubitare dell’esistenza dei campi di concentramento, che non ci sarebbe dovuto essere mai alcun ragionevole dubbio su quello che era stato commesso. Anche sulla scia di dichiarazioni come questa, l’Europa uscita dalla Seconda guerra mondiale giurò che orrori come quelli della Shoah non si sarebbero più ripetuti.
Eppure, ne sono avvenuti molti durante la guerra nella ex-Jugoslavia e quasi tutti sono stati negati o sminuiti da chi li ha commessi. Nel caso di Srebrenica, nonostante le prove (che sono tantissime), le testimonianze e le confessioni, c’è ancora chi nega il genocidio o minimizza il numero delle vittime. Fra queste persone c'era anche Milosevic, che nel documentario viene mostrato in montaggio alternato con il racconto delle vittime sfuggite al massacro e i filmati realizzati proprio dalle unità militari che compirono il massacro, mentre parla di esagerazioni e complotti contro la sua persona per farlo apparire il mostro che non è. Peccato che sulle sue parole sfilino le immagini della presa della città, del rastrellamento dei suoi abitanti, delle esecuzioni e dei corpi gettati nelle fosse comuni, le dichiarazioni dei periti forensi e le confessioni di alcuni degli esecutori materiali. I morti? Ogni guerra ha le sue vittime. Le esecuzioni? Una montatura dell’Europa. I deportati? Propaganda anti-serba. Milosevic è stato ucciso? Ma se non è nemmeno morto!
by platipuszen 17/03/2006

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