La mela, il totem e Walter Benjamin

Perchè a Wittgenstein, Freddy Nietzsche e Spinoza hanno intitolato degli influenti blog italiani e a Walter Benjamin solo la triste rubrica dei libri del TG1 diretto (senza superpoteri) dal Clark Kent de noantri Gianni Riotta? Perchè tutti pronunciano Walter Bengiamin, neanche parlassero di Holly e Benjamin? Si può avere più sfiga di uno che si uccide per non cadere in mano ai nazisti il giorno prima di ricevere il lasciapassare per entrare in Spagna e salvarsi?
Questi sono solo alcuni degli interrogativi che la figura del filosofo tedesco fa sorgere ancora oggi. Ma non è di questo che voglio parlare. Uno dei suoi saggi più conosciuti, tra l'altro è l'unico che ho letto, è L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica. Già citare il titolo alle feste ti fa fare bella figura con le ragazze, se poi sai cosa ci ha scritto il Walter diventi l'idolo della serata. Stringendo, nel saggio Benjamin sostiene che le moderne tecnologie hanno fatto venir meno il concetto di autenticità dell'opera d'arte. Hanno fatto venir meno l'aura, la sacralità, che era parte stessa dell'oggetto originale e lo trasformava in opera d'arte, oggetto di ammirazione e venerazione. Il saggio è del 1936 eppure alle feste va ancora forte.
Nell'attuale epoca digitale, dove i bambini prima imparano a schiacciare ctrl+c/ctrl+v e poi a dire Photoshop, questa teoria appare un eufemismo. L'oggetto unico, l'opera originale dell'artigiano, lo Stradivari, non esiste più. L'aura ormai la troviamo attaccata solo sugli oggetti antichi delle collezioni, dei musei, a condimento del feticcio di un fan.
Ciò nonostante, ad ennesima riprova che in filosofia come con il maiale non si butta mai via niente, mi sembra che proprio nell'epoca in cui l'oggetto come unicum è annichilito l'aura in realtà non è sparita, si è trasferita dall'oggetto materiale al brand. La Apple ne è l'esempio lampante. Gli i-Oggetti (iPad,iPod,iPhone) hanno acquisito un'aura simile a quella dell'opera d'arte, anzi ormai banalmente vengono definiti oggetti di culto. In realtà mai termine mi è sembrato più appropriato: è un culto, una religione in cui il totem è bianco e ha gli angoli smussati. Gli adepti di questa religione vedono l'aura che circonda l'Iphone ma è un aura che non deriva da miracolose caratteristiche che ne fanno un oggetto unico e irripetibile: è un cellulare con le stesse funzioni che hanno molti altri cellulari. Non si sa perchè abbia l'aura, non si sa da dove venga, da chi gli è stata data, ma ce l'ha. Quando leggo articoli e post che pongono gli i-cosi ai vertici del creato mi viene da chiedere, ma sei sicuro? Ma chi lo dice questo? Quando cerco di discutere sulle differenze tra Mac e Pc (e le innumerevoli sottocategorie di questi due maxi insiemi), differenze che ci sono e non lo metto in dubbio, con dei sostenitori della Mela mi sembra di parlare con qualcuno che difende la fede in una discussione tra credenti e atei. Io non vedo l'aura forse perchè non credo. E in quanto non credente sono Pc. Ma anche Walter Benjamin lo sarebbe stato.

4 commenti:

  1. Mi sa tanto che faccio leggere queste righe al mio collega di ufficio adoratore del Mac...

    Darth Frà

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  2. Ciao frà. Bravo diffondi il verbo.

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  3. Nell'Italia delle ingiustizie finalmente una è stata sanata. Ringraziamo e facciamo gli auguri a Benjamin Delle Folle per la nascita dell'omonimo blog.

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