Rote Armee Barbapapà

Chiunque sia stato bambino negli anni settanta/ottanta si ricorderà certamente la benefica presenza catodica di una famiglia di umanoidi mollicciosi di nome Barbapapà. I Barbapapà, creati nel 1969 da un francese e un americano, sono degli X Men no global, pronti a scatenare le loro potenze metamorfiche contro ogni tipo di speculazione, soprattutto quelle che prendono di mira il benessere del nostro pianeta. Perché la famiglia Barbapapà si lancia in furibonde aggressioni ai danni di cacciatori, speculatori, tagliaboschi, inquinatori, affaristi e qualunque altro genere di figuri assettati di denaro e nemici della natura. Ebbene, i Barbapapà sono senza alcun dubbio dei comunisti, oppure (visto che il loro momento di gloria è proprio negli anni settanta) degli extraparlamentari di sinistra, vicini forse alla R.A.F. e simpatizzanti delle Brigate Rosse. Dato che sono francesi, avevano probabilmente tra le loro fila anche qualche maoista (il rosso Barbaforte). Oppure qualche anarchico (il nero Barbabarba). In periodo di ferrea par condicio potrebbe sembrare fuori luogo parlare di uno dei cartoni animati più sfacciatamente schierati a sinistra dai tempi dell’amatissimo serial Lavoratore e parassita. Ma lo facciamo lo stesso: il capo Barbapapà è Barbapapà stesso: rosa, gigantesco, vagamente fallico, pronto all’occorrenza a trasformarsi in astronave o in balena. Accanto a lui la fedele Barbamamma, una donna emancipata, che vive in un perfetta uguaglianza di ruolo. E poi ci sono le tre figlie femmine (anche se rimane un mistero in che modo sia possibile definire il sesso dei Barbapapà e se abbiano effettivamente un sesso, dato che il loro sistema di riproduzione ricorda quello delle piante) e i quattro maschi. Le femmine sono Barbabella, viola e vanitosa; la verde e canterina Barbalalla; l’intellettuale Barbottina, arancione e occhialuta. I maschi sono il rosso e forzuto Barbaforte; l’animalista Barbazò, di un bel giallo limone; il secchione Barbabravo, tinto di blu, e infine il pittore Barbabarba. Quest’ultimo è una specie di iperbarbapapà nero e peloso, diverso da tutti gli altri e perciò vagamente inquietante. Caratteristica di questa famiglia sui generis, oltre all’ecologismo militante e alla capacità di trasformarsi in qualunque cosa, è la stranissima casa a scomparti sferici in cui vivono, autentico capolavoro del design neofunzionalista di scuola finlandese. La frase che pronunciano prima di trasformarsi e di lanciarsi all’assalto del perfido nemico è presente nell’inconscio di un paio di generazioni: “resta di stucco, è un barbatrucco”.
Per sapere tutto di loro, visitate il sito ufficiale www.barbapapa.fr
by alunno Proserpio

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